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Nome: Piero Sampiero
Sono un uomo dai molteplici interessi, in perenne ricerca di se stesso.
Amo la vita contemplativa, ma anche le attività connesse alla conoscenza più ampia del mondo.
La curiosità innata mi ha portato a svolgere diverse professioni, per dedicarmi ora ad un lavoro intellettualmente libero.
Arte, letteratura, scienza, filosofia costituiscono i miei centri d'interesse privilegiati.
L'educazione classicista e lo studio del diritto, nonché svariate incursioni nelle discipline orientali, pur condotte con spirito autodidatta, hanno influito sulla mia formazione.
Anche la politica ha svolto un ruolo in passato. Non quella dei partiti, ma quella imperniata sulle grandi scelte comunitarie e personali.
Ho tuttora interesse per il pensiero non dogmatico e per tutte le correnti libertarie, che prediligono la persona e i diritti naturali.
Sono appassionato di etologia e di ambiente, ma diffido anche in questo campo dei fondamentalisti e dei fanatici.
"La storia della fatica" libro scritto dal grande economista Sergio Ricossa, mi ha insegnato quanto le comodità attuali siano frutto di grandi sacrifici e di lotte drammatiche, per superare le difficoltà del mondo naturale, le sue insidie, le grandi asperità e gli ostacoli allo sviluppo.
Sono quindi convinto che il progresso economico possa essere governato a favore di un'ecologia armoniosa, senza utopie mentre la convivenza tra gli uomini tanto è maggiore ed utile alla società , quanto più improntata a criteri di ordine morale, fondati su una visione, religiosa o laica, moderata da un sano pragmatismo e dal senso della realtà .
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Io ho, per temperamento, per istinto, il bisogno del superfluo.
L’educazione del mio spirito mi trascina irresistibilmente verso l’acquisto dell cose belle.
Io avrei potuto benissimo vivere in una casa modesta, sedere su seggiole di Vienna,
mangiare in piatti comuni, camminare su un tappeto di fabbrica nazionale,
prendere il tè in tazze da tre soldi.
Invece, fatalmente, ho voluto divani, stoffe preziose, tappeti di Persia,
piatti giapponesi, bronzi, avorii, ninnoli, tutte quelle cose inutili e belle che io amo
con una passione profonda e rovinosa... Roma mi ha vinto!
(Gabriele D’Annunzio)

Sembra di tornare alla preistoria, a rileggere le parole del vate. Ai tempi suoi certamente il superfluo aveva un valore inestimabile.
I pochi che potevano accedervi erano dei privilegiati e l'eleganza non era certamente discutibile. Criteri estetici ben definiti, ma anche in corso di elaborazione, accompagnati dal gusto della bellezza, dell'importanza della forma, dello stile erano traguardi ambiti, per chi, come D'Annunzio, proveniva dalla provincia e da una classe sociale non agiata.
Il poeta con la sua intelligenza, il talento e la forza fascinatrice della poesia e della letteratura, s'impose addirittura come maestro di vita , suscitatore del nuovo gusto aristocratico, afflitto sì dal decadentismo, ma pur sempre affascinante e suggestivo.
Le sue cronache mondane sono ancora il documento di un'epoca, di cui volle e seppe farsi interprete e protagonista egemone.
Quanto tempo è passato.
Ormai il superfluo è alla portata di tutti, ma l'aristocraticismo e la suprema eleganza di un gesto od un abbigliamento, anche se spesso travolte dal dandysmo e dalla ridondanza liberty, con qualche punta di kitsch, sono definitivamente scomparsi dall'orizzonte della società contemporanea.
La massificazione offre possibilità indiscriminate, ma uccide il buon gusto.
Ma ricordiamo il pensiero del grande seduttore, personaggio di spicco nell'Italia fra le due guerre, e termine di paragone per misurare temporalmente il progressivo scivolamento verso la volgarità attuale.
Après moi le deluge, sarebbe il caso di dire.
Non ci credete?
Guardate, tanto per fare un esempio, Franco Califano... il Califfo dei nostri giorni, ruspante e un po' coatto, con mille conquiste nel suo carniere di settantenne.
Con tutta la simpatia per i polli di campagna, la differenza col pavone la riconoscerebbe chiunque.
Ho letto una bella intervista al Prof. Victor Zaslavsky, docente alla Luiss, di Stefano Magni, su l'Occidentale (http://www.loccidentale.it /) , nel quale si rievoca la figura di A.Solgenitsyn.
In essa vengono richiamati anche i rapporti dello scrittore con V. Putin ed alcune consonanze di pensiero sullo Stato russo.
Ho esposto alcune osservazioni che riporto di seguito.
E' certamente difficile districare, dal pensiero di Solgenitsyn, quanto di valido la sua visione del mondo sia destinata a mantenere nella dialettica contemporanea, soprattutto in rapporto a fenomeni problematici come la globalizzazione e l'assenza, sulla scena mondiale, dell'Europa come soggetto politico unitario.
Alcuni criteri di valutazione dello scrittore possono essere comunque utili ad una riflessione critica sulla "omologazione" in atto nei paesi europei ed extraeuropei e sui danni del "mercatismo", frutto (parrebbe) di un'alleanza tra politiche di sinistra e capitalismo senza regole.
L'aspirazione ad uno stato unitario, che non sia schiavo di una visione "economicista", attualmente prevalente, e mantenga al suo interno identità culturali differenti, ma non opposte, dovrebbe costituire un progetto politico per gli europeisti convinti e per i paesi dell'Est, che tardano a trovare un coagulo sia economico che politico, senza rischiare fughe centripete, dissoluzioni, disfacimenti, confusioni culturali e nuovi conflitti.
Quello che manca ancora alle sfere europea e post-sovietica è una "volontà comune di programma" per usare un concetto caro ad Ortega y Gasset.
In questo senso, mentre la concezione dell'intellettuale-simbolo della dissidenza conserva tuttora una forte valenza spirituale, pur con i suoi limiti di rigidità e di utopismo, all'occidente europeo difetta una lucida,organica e coivolgente idea del futuro da realizzare. 


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Sono una mamma di una bellissima bimba di 14 mesi, purtroppo dal giorno della sua nascita la vita mia e di mio marito si è fermata, la nostra piccola è nata con dei gravi problemi,dopo lunghi mesi di ricovero(8) a tutt’oggi non ha diagnosi,solo prognosi:morirà, forse a breve certo non vivrà molto!!!!!!! Molto chiari i medici non trova!?
Soffre? ma non dovrebbe, non crediamo…..!
E sa che per avere queste risposte ci hanno pure studiato molto. Cmq lo scorso agosto vista la gravità delle situazione proprio imedici ci hanno consigliato di far riunire un comitato etico per chiarire meglio il modo in cui si sarebbero dovuti comportare… bene il comitao ha stabilito che su mio figlia non vovessero essere praticate manovre invasive vista la totale inutilità di queste.
Bene viviamo in un paese evoluto allora,e pensare che tutto questo si è svolto in un grande ospedale cattolico di Roma.
Due mesi fà purtroppo ho dovuto portare mia figlia di corsa in ospedale, ovviamente porto con me anche la reazione del comitato etico e cerco immediatamente di parlare con il responsabile del reparto che presiedeva il comitao etico.Fatto tutto questo mi aspettavo che si praticcassere delle manovre per rianimarla e assisterla ma che non fossero da considerare invasive.
E sa cosa mi sono ritrovata invece: mia figlia intubata e domani suburà un intervento di tracheostomia perchè non è più in grado di respirare da sola.
Certo ora Lei starà pensando ma così la piccola starà meglio!!!
No muorirà lo stesso, questa cosa non le salva la vita allunga solo la sua,nostra agonia.
Qualche giorno fà ho parlato con il responsabile del reparto chiedendogli appunto cosa intendevano loro per manovre invasive… e cosa intendeva il comitato etico con il NON praticarle, la sua risposta è stata molto chiara:voi la portate qui,noi la rianimiamo, in fin dei conti siete Voi a dover prendere il coraggio e non portarla qui!!!!!!!!
Bene molto chiaro io sono la madre e devo trovare la forsa e il coraggio di vedere mia figlia soffocare senza far niente….ma è fantastico noi forse siamo più evoluti di quei paesi che praticano l’eutanasia legalmente, loro devono chiedere ad un tribunale l’autorizzazione chissa quanto la faranno lunga per un’iniezione letale…..noi invece no noi saimo oltre, noi decidiamo che la bimba può morire ma lasciamo tranquillamente la responsabilità alle famiglie un pò come dire a piacere vostro se oggi vi và la rianimate se invece siete scesi dal letto con il piede sbagliato la lasciate morire!!!!
Evoluti siamo evoluti ma cento mille anni luce oltre i paesi come l’olanda…!
Chi si pronuncia contro l’eutanasia senza aver minimamente provato per un solo secondo della sua vita dovrebbe farsi un giro nei reparti di oncologia padiatrica, terapia intensiva pediatrica, neuropsichiatria infantile, venire a vedere dovè la dignità dell’uomo dove passano la vita questi bimbi e le loro famiglie, è un mondo più facile da dimenticare che da vivere, è un mondo dove trasuda morte dai muri.
Chiedete al padre di Eluana come ha trascorso i suoi ultimi 16aa con quale speranze,con quale paure, Lui ha vissuto in un limbo in attesa che Dio si ricordasse di sua figlia, ma la cosa più angosciante per Lui credo (almeno per me lo è), chi si sarebbe preso cura di Eluana se fosse sopravvisuta a Lui, perchè i nostri politici fanno presto a dire che la vita è un bene e va rispettato , ma non lo dicono che queste persono devono vivere con una pensione di meno di 500 euro, e il giorno che io muoio che si prenderà cura di mia figlia, con meno di 500 euro al mese chi gli preparerà da mangiare, o gli metterà i calzini di lana in inverno?
Mamma disperata
Consentitemi di dire di fronte alle parole riprese da una lettera pubblica queste poche cose.
Il problema non è soltanto scegliere la soluzione più opportuna o necessaria, ma anche quello di avere strumenti giuridici adeguati per esser messi in condizione di decidere.
Il parlamento dovrebbe legiferare in questa materia - eticamente, ma anche laicamente - lasciando libertà di coscienza nella scelta, per evitare casi disperati come quello della signora Paola ed anche per assicurare supporti economici all’assistenza sanitaria dei più deboli, nei casi in cui vi sia speranza di sopravvivere con dignità.
E’ semplicemente grottesco vedere aggiungersi la beffa alla sofferenza e al dolore.
La vita è un dramma di per sè. Non si può trasformarla in una tragica farsa, a danno di chi si dispera ed è impotente di fronte al male e alla malattia.Credo non possa dirsi neppure cristianamente accettabile.
La visione dei giardini del Quirinale, inondati da uno splendido sole, ha dato l'idea di una Repubblica rappresentata da 2500 vip: tanti erano gl'invitati a numero chiuso chiamati a partecipare alla festa dal Presidente Napolitano.
Volti noti delle istituzioni e del parlamento e purtroppo della televisione di stato e no.
Questo vuol dire che siamo anche e soprattutto una mediacrazia, nel senso che quello che una volta si chiamava il quarto potere, adesso con l'avvento della mass mediologia è diventato il primo o il secondo in ordine d'importanza e d'influenza.
Ma ciò comporta anche come conseguenza la vittoria della mediocrazia, cioè della mediocrità non aurea ma d'infimo livello.
Ragioniamo: se oggi la De Filippi può riempire le piazze simboliche o reali ed avere un seguito di consensi che attraversa tutte le età e può predicare a piacimento il proprio verbo scuotendo la propria testolina con gravità e compunzione come se stesse annunciando al mondo la verità della condizione umana in concorrenza con il santo pontefice, vuol dire che conta quanto e più del capo della chiesa di Roma, almeno in Italia.
E dunque perché lei e gli altri videocrati non potrebbero essere invitati al Quirinale?
Tra gli ospiti illustri, nella rapida carrellata delle telecamere, infatti abbiamo intravisto il sorrisino melenso di Floris, quello che inaugura e termina le sue serate al gridolino di alé, dopo aver impartito magistrali lezioni di filosofia morale ai propri ospiti nel segno di Ballarò.
E poi ci meravigliamo che a Napoli non si riesca a fare un passo avanti sulla strada delle discariche?
A leggere sui giornali le vicende private di un uomo pubblico c'è da sorprendersi.
Ci viene il dubbio che il matrimonio sia ormai un'istituzione inutile o d maneggiare con estrema cura, almeno in Europa, per ministri e capi di Stato.
Una volta si diceva che la moglie di Cesare dev'essere al di sopra di ogni sospetto!
Ora la regola non vale più.
Le mogli importanti, per una sorta di sadica forse inconsapevole vendetta nei confronti del potere esercitato dai mariti, non solo non nascondono le loro simpatie per altri uomini, altrettanto celebri come il coniuge od anche sconosciuti più o meno affascinanti, ma non nascondono neppure le proprie storie sentimentali, come nel caso di Cecilia, la moglie del Presidente francese, tanto da finire sulle prime pagine dei giornali per i tradimenti inflitti al legittimo consorte.
Non esitiamo a dire che si tratta di un peccato grave contro la morale pubblica, l'estetica, il buon gusto, il rispetto reciproco e contro l'amore per la patria così connaturata al popolo francese.
Scusate la retorica, ma noi solidarizziamo con Nicholas, che avrebbe meritato maggior scrupolo e maggiore attenzione da parte della sua first lady, dando la precedenza assoluta al divorzio sulle avventure sentimentali.
Sarebbe stato tutto più semplice se lo scioglimento del matrimonio, infatti, fosse avvenuto in sordina e prima degl'incarichi di prestigio conferiti al marito, tenuto conto che le debolezze delle femme in questione risultano commesse da un bel po' di tempo.
Ora, il personaggio dell'uomo politico più noto ed ammirato d'Europa, un uomo destinato a rinnovare le imprese di Charles De Gaulle ci sembra più fragile ed indifeso di fronte agli avversari e la sua immagine un po' appannata, per non aver saputo governare, da innamorato, le tresche della moglie financo a causa di un misero, insulso pubblicitario, benché charmant.
In altri tempi non sarebbe accaduto. La fedifraga sarebbe stata almeno ripudiata e mandata in esilio dorato all'estero per farsi dimenticare al più presto.
Sono passati quarantanni dalla scomparsa del nostro più grande attor comico, multiforme talento dello spettacolo.
Tutto il mondo magnifica Chaplin?
Noi abbiamo Toto', che non invecchia e rappresenta vizi e virtù degl'italiani nella maniera più aderente alla realtà.
Sì, è vero, siamo un popolo alla ricerca della propria identità, ma inevitabilmente legato a quanto di autenticamente nobile e plebeo è presente da secoli nel nostro Dna.
Peccato che i decenni trascorsi dalla scomparsa del Principe De Curtis, figlio clandestino, ma genuinamente nobile, quanto a sentimenti, gusti, ironia e saggezza come un antico Borbone, siano stati terribilmente sconvolgenti per le nostre radici.
Quell' indimenticabile personaggio aveva avuto il merito di rappresentare i vari aspetti della nostra società, sia al nord che al sud, onesti o disonesti che fossero, riuscendo a darne un ritratto unitario, proprio come gli sforzi collettivi del secondo dopoguerra, negli anni della ricostruzione e del miracolo economico (e no) avevano modellato una struttura sociale complessivamente solida e ben caratterizzata dalla persistente distinzione tra bene e male.
Era chiara allora la differenza tra furbi e fessi, napoletanamente intesi e riportati scrupolosamente nel "Codice della vita italiana" da Giuseppe Prezzolini:la nostra comunità rimaneva ben ancorata a principi positivi, semplici, ingenui e chiari per tutti.
Oggi tra le rovine di quel tempo, si aggirano soprattutto volpi e iene pronte a ghermire, sghignazzando, qualsiasi preda, pur di raggiungere i miseri status symbol, a cui ci siamo fin troppo abituati, nel segno del compromesso e della confusione delle lingue.
Gli esempi portati nello schermo da Totò rappresentavano categorie umane eterne, indissolubili e soprattutto infungibili.
Oggi tutto questo sembra dimenticato ed ognuno è fungibile, in nome del successo fasullo, conquistato a qualsiasi prezzo.
Quelli che un tempo erano gli eroi, sono stati relegati ai margini della memoria comune, per lasciare il posto ai miti capovolti dello starsystem.
Non certamente alla maniera degli atleti greci classici, dediti con sacrificio alla conquista di traguardi di fama e considerazione generale, le generazioni attuali sembrano privilegiare, nei loro orizzonti, l'accesso al "Grande Fratello", come baluardo da possedere per raggiungere la celebrità senza fatica, fosse solo per un giorno, ed entrare trionfalmente nel tritatutto massmediatico.
Totò apparteneva ad un altro mondo, dove la nobiltà naturale aveva ancora un valore indefettibile.
Per questo che non tramonterà mai.
Nonostante l'evoluzione del costume, i suoi film attirano, divertono ed insegnano senza intellettualismi.
Forse un segno di sopravvivenza dell'originario genoma.